La Corte d’Appello condanna l’Azienda sanitaria: anche durante le ferie vanno pagate indennità e turni
Un’altra importante affermazione dei diritti dei lavoratori del comparto sanità arriva dalla Corte d’Appello di Roma, che con la sentenza n. 2737/2026 del 19 maggio 2026 ha ribadito un principio fondamentale:
le ferie non possono comportare una perdita economica per il lavoratore.
La Corte ha infatti confermato il diritto del personale sanitario a ricevere, durante i periodi di ferie, una retribuzione completa, comprensiva anche delle indennità percepite abitualmente nello svolgimento dell’attività lavorativa.
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La vicenda nasce dal ricorso di un infermiere impiegato presso un reparto di Anestesia e Rianimazione, al quale non erano state correttamente corrisposte, nei periodi di ferie, le indennità di turno, notturne, festive e di terapia intensiva.
L’Azienda sanitaria ha tentato di opporsi in appello, ma la Corte ha respinto integralmente le sue richieste, confermando i principi già affermati dalla giurisprudenza nazionale ed europea:
il diritto alle ferie deve garantire al lavoratore una retribuzione sostanzialmente equivalente a quella ordinaria.
Cosa cambia per i lavoratori
La sentenza conferma che, nei primi 28 giorni di ferie annuali, devono essere riconosciute anche le voci economiche corrisposte con continuità, tra cui:
- indennità di turno;
- indennità notturne;
- indennità festive;
- indennità di reparto;
- compensi accessori continuativi.
Chi può avere diritto al recupero delle somme
La pronuncia può riguardare:
- infermieri;
- OSS;
- tecnici sanitari;
- personale del comparto sanità;
- dipendenti pubblici turnisti;
- lavoratori che percepiscono indennità continuative.
Molti lavoratori potrebbero aver subito per anni una decurtazione illegittima della retribuzione durante le ferie senza esserne consapevoli.
Possibile recuperare gli arretrati
Lo Studio sta già valutando nuove azioni giudiziarie per il recupero delle differenze retributive non corrisposte.
È possibile richiedere una verifica della propria posizione attraverso l’analisi dei cedolini paga e della documentazione lavorativa, per accertare l’eventuale diritto al recupero delle somme spettanti.
Le somme recuperabili possono riguardare più anni di servizio.